Archivio delle Categorie: Uncategorized

Giovani al Futuro: una risposta concreta al calo dell’occupazione giovanile

I giovani, come testimoniano i dati emersi nel rapporto annuale ISTAT del 2010 sono i più colpiti dal calo dell’occupazione: “per  loro,  infatti  la  contrazione  è  circa  cinque  volte  più  alta  di  quella  complessiva.”  I più colpiti risultano essere i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni esclusi dal circuito formazione-lavoro: i Neet acronimo inglese di “Not in Education, Employment or Training”. Sono ragazzi e ragazze non iscritti a scuola né all’università, che non lavorano e che non seguono corsi di formazione o aggiornamento professionale. “In Italia nel 2010 sono circa il 6,8% in più rispetto all’anno precedente. (…) La quota di Neet in Italia è superiore alla media europea  che si attestava nel 2009 al 14,7% e, a differenza degli altri paesi  gli inattivi rappresentano il 13,5 % dei giovani tra i 15 e i 29 anni, contro il 7,7 % della media europea.[1] “Questo sembra riflettere una situazione di preoccupante scoraggiamento da parte dei giovani italiani di fronte alla difficoltà di trovare un lavoro.” [2] 

Il rapporto “Profilo Giovani” realizzato dalla Provincia di Modena affermache tale relazione sembra amplificata  dalla crisi  economica  e dal  2007  in  poi  l’aumento  del  tasso  di  disoccupazione” sul territorio provinciale “è  in  buona  parte  spiegato dall’andamento del tasso di disoccupazione giovanile”.[3]

Il progetto Giovani al Futuro promosso dal Comune di Modena e a cui hanno aderito Provincia di Modena, Camera di Commercio di Modena, Università di Modena e Reggio Emilia, Er-Go, ForModena, intende creare una rete di supporto, mettendo a sistema i servizi e i progetti già presenti sul territorio provinciale, in grado di sostenere i giovani che vivono oggi momenti più frequenti e prolungati di disoccupazione e di transizione tra formazione e lavoro e tra un impiego e l’impiego successivo. Giovani al Futuro ha in Democenter-Sipe il braccio operativo e ha come finalità l’orientamento dei giovani che devono scegliere il loro percorso di studi e il loro percorso di vita e professionale, e intende promuovere la diffusione di una cultura dell’auto-imprenditorialità e l’avvicinamento al mercato del lavoro mediante l’offerta di concrete opportunità. Il progetto vedrà il coinvolgimento, delle Associazioni di Categoria Provinciali e di Associazioni No-Profit e di Volontariato.

Verrà lanciato attraverso un evento che vedrà la partecipazione di personalità di spicco di Modena che racconteranno il loro percorso di vita e di carriera confrontandosi con i giovani e si svilupperà in workshop destinati a 100 giovani. I workshop dedicati al training personale serviranno per aiutare i giovani selezionati a identificare in modo più preciso le  loro potenzialità attraverso strumenti di empowerment e attività di avvicinamento al mercato del lavoro.

Le informazioni relative al progetto saranno accessibili sul  sito internet  www.giovanialfuturo.it  che consentirà di candidarsi per partecipare ai workshop. Il sito conterrà inoltre informazioni sintetiche sulla rete di servizi dedicati all’orientamento scolastico e professionale, alla valorizzazione del capitale umano e  per favorire la creazione d’impresa presenti sul territorio provinciale; avrà inoltre una sezione interamente dedicata a presentare opportunità come tirocini formativi, percorsi di apprendistato ed eventi per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. I giovani che si candideranno per partecipare ai workshop e che verranno selezionati da un team di counselor ed esperti potranno accedere a:

  • attività di training di gruppo;
  • momenti di confronto con mentor – imprenditori e professionisti che metteranno a disposizione parte del loro tempo per incontri mirati-;
  • incontri con gli operatori dei servizi provinciali;
  • strumenti informali, come project work, e formali, come stage, percorsi di tirocinio e apprendistato;
  • eventi per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro a loro dedicati.

I workshop saranno strutturati in 5 incontri e in una attività di follow-up realizzata in collaborazione con i partner del progetto, le associazioni di categoria e con imprenditori e professionisti modenesi che metteranno a disposizione volontariamente e gratuitamente parte del loro tempo, fungendo da mentor ai giovani. Al termine dell’attività di follow up per alcuni di essi si apriranno le porte per concrete attività lavorative.

Il Progetto Giovani al Futuro intende mettere in rete le competenze, le risorse umane e i servizi attivi sul territorio comunale e provinciale per dare una risposta concreta all’incremento della disoccupazione e della demotivazione tra i giovani.

PER INFO:

SITO http://www.giovanialfuturo.it

MAIL giovanialfuturo@democentersipe.it


[1] Da “Profilo Giovani della Provincia di Modena – Quarto Capitolo – Il mercato del lavoro” http://www.provincia.modena.it/sociale/allegato.asp?ID=175871

[2] Da “Profilo Giovani della Provincia di Modena – Quarto Capitolo – Il mercato del lavoro” http://www.provincia.modena.it/sociale/allegato.asp?ID=175871

[3] Da “Profilo Giovani della Provincia di Modena – Quarto Capitolo – Il mercato del lavoro” http://www.provincia.modena.it/sociale/allegato.asp?ID=175871

La Camera di Commercio di Bologna da premi da 50.000 euro a piccole imprese

Il Premio si propone di valorizzare l’attività di ricerca finalizzata alla crescita e allo sviluppo competitivo delle imprese della provincia di Bologna assegnando un riconoscimento alle idee progettuali più brillanti e innovative, capaci di tradursi in sviluppo imprenditoriale. Obiettivo del Premio è incentivare la propensione dell’imprenditoria bolognese alla ricerca, creatività e innovazione finalizzata al conseguimento di risultati economici e di crescita sul mercato.

Per maggiori informazioni clicca qui.

Crowd Accelerated Innovation #3: LXD

Crowd Accelerated Innovation, ‘a self-fueling cycle of learning that could be as significant as the invention of print.’……. ecco un esempio.

Si tratta di una delle web series di maggiore successo mai realizzata.

Il titolo è emblematico Legion of Extraordinary Dancers. E’ la storia di due team di danzatori che ripercorrono il classico tema di ogni grande storia di successo: l’eterna lotta tra il male e il bene.

La differenza tra questa storia e i “Cavalieri dello Zodiaco” – per sempio :-) – non è nel plot o nelle qualità dei protagonisti – anche se i dancers/actors della serie manifestano doti eccezionali e le coreografie e il montaggio degli episodi sono veramente di grande livello – ma è in due elementi: il primo è quello citato dalla stesso Chris Anderson nel suo intervento a TED. Sono dancers non professionisti – una community – che grazie alla possibilità di emergere condividendo le loro performance artistiche in un progetto video-based hanno accelerato l’apprendimento migliorando ulteriormente le loro abilità iniziali e che stanno “trasferendo” al pubblico che li segue una conoscenza inimmaginabile ai tempi dei grandi media generalisti; il secondo è lo strumento utilizzato per accelerare in modo così repentino il knowledge transfer: la web serie intercetta il pubblico coinvolgendolo in un progetto – “the light” -. Gli LXD scatenano in chi li segue la voglia di diventare parte di una comunità che grazie allo strumento video-sharing ha insito in se stessa il mezzo per auto-alimentarsi: la condivisione delle esperienze , delle performance, delle doti dei membri in una costante gara ad emulare i protagonisti della serie e a diventare parte di un progetto.

I critici sostengono che non si tratti di vero crowd. Il meccanismo di diffusione del video non è molto diverso dai tradizionali metodi di Hollywood integrato con le più moderne tecniche di viral marketing.

Senza trascurare il valore di questa critica credo che lo strumento video sharing – il crowdosurcing dei video di You Tube – in questo caso abbia contribuito ad accelerare i processi di knowledge transfer e di apprendimento dei ballerini a livelli tali da realizzare contemporaneamente due obiettivi: a. fare emergere in tempi rapidissimi un fenomeno diffusissimo ma non popolare nei termini del tradizionale “share” – la street dance -;
b. contrbuire alla sua ulteriore diffusione spingendo gli street dancer a un miglioramento continuo grazie al meccanismo “light” and “desire” che oggi contagia anche chi è fan della serie o chi è street dancer e comprende le potenzialità dello strumento.

The Legion of Extraordinary Dancer.

Start-up in Italy #2: seconda parte dell’intervista a Emil Abirascid

Immagine tratta da Wear Cape Fly

Micro-Progetto “Start-Up in Italy”: seconda parte dell’intervista a Emil Abirascid. Qui la prima parte.

(…) Che idea ti sei fatto andando in Silicon Valley?

Che è un luogo dove si può imparare molto, dove bisogna andare per mettersi alla prova spingendo il limite più avanti possibile, ottima palestra per chi vuole fare il mestiere dello start upper.

Immagine tratta da Wikipedia

Secondo Te che cosa è possibile esportare in Italia di quel modello?

Come ho detto prima, la cultura dell’imprenditoria innovativa.

Anche in Italia soprattutto negli ultimi anni sono nati progetti di valorizzazione di idee e di creazione d’impresa interessanti. Quali sono secondo Te oggi le best practices nel Nostro Paese?

Senza mettermi qui a fare l’elenco dei buoni e dei meno buoni va detto che le startup devono imparare a selezionare gli eventi ai quali partecipare. In linea di massima conviene verificare il settore al quale i singoli eventi si rivolgono, verificare se in palio ci sono premi o se, preferibilmente, ci sono occasioni di incontro con la comunità dei finanziatori anche di tipo industriale. Per individuare gli eventi e le occasioni Startupbusiness è un buon punto di partenza.

Circa un anno fa hai lanciato un progetto in collaborazione con la rivista WIREDItalian Valley- sulla quale tieni anche una rubrica settimanale dedicata alle start-up. Dove nasce l’idea e quali risultati ha avuto?

L’idea nasce proprio per dare una vetrina in più alle startup innovative italiane, in fondo il mio Dna è quello di giornalista e come tale dirigo la rivista Innov’azione il cui editore è il Polo tecnologico di Navacchio dove ha anche sede l’Associazione Italiana dei Parchi Scientifici e Tecnologici. Italian Valley è nata originariamente come rubrica sulla rivista, poi ha avuto la sua prima evoluzione online in concomitanza con il progetto Italia degli Innovatori voluta dall’Agenzia per la Diffusione delle Tecnologie e per l’Innovazione che ha portato oltre 200 imprese innovative italiane all’Expo di Shanghai nel 2010. I risultati di Italian Valley sono ottimi perché è ottimo il lavoro fatto da Wired in questi due anni, da quando appunto esiste la versione italiana dell’omonima rivista Usa.

Quali sono gli obiettivi futuri del progetto?

Oggi Italian Valley è sia la rubrica che curo sulla rivista sia una delle cinque sezioni del sito Wired.it dove ogni giorno sono pubblicate notizie sulle imprese innovative del Paese e dove vi sono anche blog curati da altri protagonisti di questo ecosistema.

Da due anni sei ospite dell’evento Innova Day. L’evento promosso da DemoCenter-Sipe per favorire l’incontro tra start-up hi-tech, innovatori e potenziali partner e finanziatori. Che cosa ne pensi dell’ecosistema dell’innovazione modenese?

Penso che l’ecosistema dell’innovazione non debba avere recinti: settoriali, geografici, anagrafici o di altra natura. Quindi sono convinto che in Italia le imprese innovative oggi possano nascere e crescere ovunque, vedi per esempio i casi di due delle più splendide gemme dell’innovazione made in Italy come sono Eurotech e Dallara che hanno sede in luoghi lontanissimi dai grandi centri urbani. Ovunque significa soprattutto in territori dove riescono a esprimersi grandi potenzialità e sinergie e Modena è oggi uno di questi insieme a, per esempio, Pisa, Trento, Trieste. Il lavoro che DemoCenter-Sipe ha fatto e che continua a fare è importante perché ha scelto una strada nuova che va oltre quella dei compiti tradizionali di un centro per il trasferimento tecnologico e questa strada sta dando ottimi risultati, ciò è frutto del fatto che la strategia punta alla concretezza con poco spazio per le chiacchiere ed è apprezzata sia dagli investitori, finanziari e industriali, sia dagli start upper.

Se dovessi dare un consiglio a una start-up hi-tech che decide di nascere a Modena e in Emilia Romagna che cosa gli diresti?

Che è importante fin dal primo giorno considerare il mercato globale, e questo vale che si nasca a Modena o in qualsiasi altro luogo. E poi di conoscere molto bene il tessuto industriale della zona.

Cambiando completamente area geografica. Oltre ad essere un giornalista molto seguito in Italia sei un osservatore attento dell’ecosistema dell’innovazione e delle economie dei Paesi del Medio Oriente. Quali pensi che saranno le conseguenze dei rivolgimenti in atto sui sistemi economici di quei Paesi?

I Paesi del mondo arabo contano complessivamente circa 300 milioni di persone che parlano tutte la medesima lingua e oltre il 60% di loro ha meno di 25 anni. Questi numeri da soli mettono in luce le grandi differenze che ci sono, da un punto di vista sociale e anagrafico, con l’Europa. Personalmente credo che ciò che sta avvenendo nella sponda sud del Mediterraneo sia mosso dalle giovani generazioni che hanno bisogno di guardare avanti, di tenere in mano il futuro e ciò non sarebbe stato possibile con i regimi che erano al potere. Sono persuaso del fatto che proprio perché sono i giovani a muoversi non vi saranno derive integraliste e non vi saranno nemmeno migrazioni di massa perché chi vuole cambiare le cose ora lo può fare direttamente in quei Paesi, andare via ora sarebbe un errore, significherebbe perdere le nascenti opportunità. L’area è indubbiamente infiammata e i costi di questa transazione sono altissimi in termini umani e sociali, ma quando la tempesta sarà passata avremo una ‘nazione araba’ più forte, consapevole e, auspico, democratica. Il Medio Oriente e il nord Africa potrebbero diventare l’epicentro del futuro boom economico, i nuovi Paesi emergenti, e li abbiamo qui a poche miglia nautiche dalle nostre coste, una grande opportunità anche per l’Italia e per il suo meridione soprattutto, un treno che, se passerà come mi auguro, non ci potremmo permettere di perdere.

I cambiamenti in atto pensi che avranno conseguenze in termini di innovazione anche sul Nostro Paese? Se si quali?

Già oggi nei Paesi delle sponde sud ed est Mediterraneo c’è grande fermento anche dal punto di vista dell’innovazione, come ho detto la popolazione giovane è in maggioranza. In alcuni Paesi, come per esempio il Libano, tutti parlano almeno tre lingue, in molti sono tornati dopo esperienze in Usa o in Europa, grandi gruppi industriali stanno investendo. Recentissima è la nascita del primo fondo per investimenti in società tecnologiche Palestinesi, fondo da quasi 30 milioni di dollari in cui hanno investito anche Cisco e Google e che è gestito da un palestinese e da un israeliano. Se non è un segnale questo!

Negli ultimi tempi si respira un clima abbastanza acceso in Italia tra finanziatori – in particolare fondi di investimento – da un lato e start-upper dall’altro. I primi accusano spesso i secondi di non essere sufficientemente preparati quando presentano i loro progetti di business, i secondi accusano i primi di non finanziare progetti o di fare richieste troppo pesanti. Che cosa ne pensi?

Penso che come sempre chi più parla meno fa. In Italia ci sono investimenti attivi di rilievo, ci sono gli investitori che investono e le start-up che promettono bene, ci sono perfino i primi casi di successo. Credo che sia una polemica del tutto superflua perché non vera. Certo non tutti trovano i soldi e non tutte le start-up sono promettenti, normale, ma ci sono anche quelle che promettono e che trovano i soldi, forse dipende solo da chi sono gli interlocutori. Ciò che bisognerebbe fare è eliminare i premi a fondo perduto e puntare invece sugli investimenti anche industriali, una grande azienda che in veste in una start-up perché le tecnologie di quella start-up l’aiutano a rinnovarsi servirebbe all’ecosistema cento volte di più che una manciata di premi perché dimostrerebbe come il processo di rinnovamento del tessuto industriale, economico e produttivo del Paese si è innescato e darebbe una visione in prospettiva molto più efficace. Inoltre scatenerebbe la corsa all’imitazione perché creerebbe valore industriale e non solo finanziario per l’impresa acquirente.

Un ultima domanda. Qual è secondo te una caratteristica che contraddistingue le start-up italiane rispetto alle altre e che può costituire un punto di forza sul quale puntare per avere successo – si tratta ovviamente di una generalizzazione e come tale sbagliata – ?

Si sente spesso dire che in Italia ci sono i talenti, c’è la creatività, c’è l’inventiva ed è verissimo, gli italiani per competenze e visione non hanno nulla da invidiare ad altri nel mondo. Ciò che però serve per tradurre innovazione in valore, quindi in imprese, in posti di lavoro, in nuove possibilità di sviluppo per l’economia, non è solo il talento e la creatività perché questi fattori devono essere accompagnati anche dalla capacità e dalla voglia di fare, di sudare, di sacrificarsi, di scommettere su se stessi, di rischiare al massimo. Torniamo alla cultura dell’innovazione che in molti anche in Italia dimostrano di avere e torniamo alla necessità di fare crescere l’ecosistema non solo in quantità ma anche in qualità e per quello che vedo io il processo è innescato, sono ottimista.

Lean Start-Up: è il futuro?

Steve Blank - www.steveblank.com

Fino al Workshop di Paolo Privitera: il 15 febbraio 2011 nel Centro nel quale lavoro (Democenter-Sipe) non ne sapevo nulla.
Lean per me riguardava un’altro “genere di cose”: una teoria/strategia operativa applicata ai processi produttivi altamente standardizzati in particolare al settore automotive.

I principi della Lean Production sono:
1. eliminare lo spreco;
2. specificare precisamente il valore dalla prospettiva del cliente finale;
3. identificare chiaramente il processo che consegna valore al cliente (cosiddetto value stream), ed eliminare le fasi che non aggiungono valore;
4. produrre le rimanenti fasi che aggiungono valore in un flusso senza interruzione, organizzando le interfacce tra differenti fasi;
5. lasciare che sia il cliente a tirare il processo – non produrre niente fino a che non ce ne sia bisogno, poi produrre questo velocemente;
6. perseguire la perfezione tramite continui miglioramenti.

Il Lean Thinking (qui un sito italiano interessante) a cui – credo – si ispiri la Lean Start-Up è una strategia operativa che dal settore automotive si è spostata verso altri settori applicativi e ha generalizzato i principi di derivazione “Toyota” che ho indicato all’inizio (Total Quality Management).

Lean Start-Up invece che cos’è ?

Da Wikipedia:

“Lean Startup is a set of processes used by entrepreneurs to develop products and markets, combining Agile Software Development, Customer Development and existing software platforms (usually FOSS).”

E’ una una metodologia per lo sviluppo di un progetto d’impresa/prodotto costituito da una serie di processi che consentono alla start-up/prodotto di entrare sul mercato in tempi rapidissimi: la progettazione/pianificazione si concentra sull’adattamento sistematico ai bisogni degli utenti/consumatori e sul business model. E’ applicata soprattutto nel settore ICT.

L’idea è portare il progetto ICT sul mercato nel più breve tempo possibile per abbattere i costi di lancio e farlo crescere rapidamente attraverso una corretta e sistematica analisi dei bisogni dei consumatori e dei loro feedback e una corretta progettazione/implementazione del business model.

Dall’introduzione di “Running Lean” di Ash Mauryia:

Running Lean is a synthesis of 3 core methodologies:
Customer Development, Lean Startup, and Bootstrapping. “Customer Development” is a term coined by Steve Blank and is used to describe the parallel process of building a continuous feedback loop with customers throughout the product development cycle as defined in his book: “The Four Steps to the Epiphany”.
“Lean Startup” is a term trademarked by Eric Ries and represents a synthesis of Customer Development, Agile software development methodologies, and Lean practices.”

E’ in corso undibattito che riguarda la Sua effettiva applicabilità nel contesto italiano innescato dalla lettera di Augusto Marinetti co-founder di Mashape, pubblicata nel settembre 2010. (Pochi mesi dopo la sua pubblicazione ho incontrato, grazie all’aiuto di Emil Abirascid, Marco Palladino – altro co-founder di Mashape – e l’ho invitato a una riunione del Club Hi-Tech, associazione di start-up hi-tech promossa da Democenter-Sipe a Modena: il dibattito con i presenti è stato acceso a testimoniare che il tema è caldo e soprattutto a rimarcare le diversità nel fare impresa tra il Nostro Paese e gli USA).

Ma ormai a diffondere il verbo dei guru e dei fondatori del movimento – Steve Blank, Eric Ries, Ash Mauryia- anche nel Nostro Paese cominciano ad essere in molti. Iniziano ad emergere anche i primi casi di successo.

Domenica mentre navigavo tra siti e social network mi sono imbatutto in una presentazione di Fabio Lalli fatta nel corso dell’evento Codemotion.

Molto interessanti sono: 1. il blog zmaker ricco di casi, riferimenti bibliografici e di post esplicativi dei contenuti di libri e presentazioni; 2. il blog di Nicola Junior Vitto.

Ho scoperto che a pochi passi da casa mia, nel comune di Zocca – patria del Blasco -, è nato un gruppo di Lean Start-upper su Meet-Up che ha all’attivo già due incontri e conta 24 iscritti.

Lean start-up thinking: is this the future of start-up creation?

Hello world!

Welcome to WordPress.com. This is your first post. Edit or delete it and start blogging!